martedì 24 aprile 2012

Recensione: "Le quattro cose ultime" di Paul Hoffman

TITOLO: Le quattro cose ultime
AUTORE: Paul Hoffman
EDITORE: Nord
PREZZO: €18.60

TRAMA:
Per dieci anni ha vissuto nel Santuario dei Redentori. Per dieci anni ha patito la fame e il freddo. Per dieci anni ha subito terribili punizioni e atroci torture. E, per tutto quel tempo, ha avuto un unico obiettivo: fuggire. E ci è riuscito. Eppure, dopo aver conosciuto il mondo al di fuori del Santuario - un mondo in cui l'amicizia si è rivelata una trappola e l'amore si è trasformato in una menzogna -, Cale è tornato, pronto a obbedire al proprio destino: diventare la Mano Sinistra di Dio e redimere i peccati dell'umanità. Annientandola. Investito di un potere pressoché assoluto, Cale arruola i detenuti del Purgatorio, le carceri del Santuario dove sono rinchiusi i nemici dell'Unica Vera Fede, e li invia subito in battaglia: decine, centinaia, migliaia di uomini mandati consapevolmente al massacro come monito per il resto dell'esercito. Per i Redentori, è la prova della sua risolutezza e il primo passo verso la vittoria finale. Per lui, invece, è il primo passo verso la vendetta. Sotto quella maschera di spietata ferocia, infatti, Cale nasconde una tempesta di emozioni contrastanti. Proprio lui che ha imparato a non provare benevolenza o rimorso, paura o pietà, è in realtà lacerato da sentimenti così impetuosi da sfuggire persino al controllo dei Redentori. Sentimenti che lo costringeranno a fare una scelta. Perché lui è l'Angelo della Morte. Lui è la Mano Sinistra di Dio. Ma, forse, la sua strada deve essere ancora tracciata... 

GIUDIZIO: 




RECENSIONE:

Non vi so dire quanto ho atteso questo seguito. Ho amato incondizionatamente il primo libro (“La mano sinistra di Dio”), ma per quanto riguarda questo volume, ho dovuto ridimensionare notevolmente le mie speranze. …Immagino sia uno dei rischi che si corrono quando si carica di aspettative eccessive un seguito.
L’ironia e il sarcasmo della scrittura sono sempre taglienti e immutati (adoro lo stile di questo scrittore), ma la pecca maggiore de “Le quattro cose ultime” è la storia. La violenza che nel primo era un elemento crudo ma apprezzabilissimo qui prende il sopravvento ma allo stesso tempo perde d’impatto. Nel primo la descrizione delle torture cui erano sottoposti i protagonisti e dei combattimenti era estremamente realistica ed ‘impressionante’ (non riesco a trovare un sinonimo migliore), mentre ora le battaglie diventano il leitmotiv  del libro, tanto che riesco a malapena a ricordare degli spezzoni in cui non sia descritto un massacro con dovizia di particolari. A forza di descrizioni truculente e battaglie sanguinose mi sono ritrovata leggermente anestetizzata, tanto che dopo la metà ho persin smesso di leggere con troppa attenzione gli spezzoni di guerra.
Per quanto riguarda i personaggi, si assiste ad una separazione delle strade dei protagonisti principali, con la relativa scomparsa dei comprimari (qualche capitolo su Kleist e poco più su Henri il Vago) e con loro di gran parte delle scene più meritevoli e ironiche che caratterizzavano il primo.
Cale si lascia manovrare più o meno volontariamente dal Redentore Bosco (aguzzino di tutta la sua infanzia) alternando momenti di profonda autocommiserazione, meschinerie degne dei redentori e colpi di testa che lo cacciano nei guai tre volte su quattro. Forse il senso di tutto questo suo percorso è sfuggito solo a me, ma rimane il fatto che in tutto il libro non sono riuscita a trovare una quadra per spiegarmi i comportamenti di Cale.
D’altra parte invece abbiamo diversi capitoli dedicati al Redentore Bosco, che si rivela essere un marionettista astuto e subdolo, che attua metodi poco ortodossi e molto dubbi per riuscire ad assumere il comando assoluto dell’ordine dei Redentori ed attuare il genocidio ultimo del genere umano. Così finalmente capiamo qual è lo scopo ultimo di tutto questo.
 Una parte di me sperava che in questo libro la storia trovasse una sua conclusione, mentre invece è stata lasciata la strada aperta per un ulteriore seguito. (Speriamo che l’attesa non sia troppo lunga…)
Insomma, questo libro è ancora tortuosamente intelligente, sprezzante, ironico e crudo, ma molto meno d’impatto.
Non fraintendiamo, lettura piacevole e abbastanza scorrevole, ma poco più (soprattutto se comparato con il primo).
Mi trovo in grande difficoltà per assegnargli un giudizio, quindi direi 3 stelline politico.

A presto!
Serena

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