martedì 27 marzo 2012

Recensione: "Amore e Psiche" di Apuleio

TITOLO: Amore e Psiche
AUTORE: Apuleio
EDITORE: Giunti / Newton Compton / varie...
PREZZO: €5.00 / € 6.00
TRAMA:
Un'antica leggenda riporta una storia immortale di passione tra dei e umani. Narra del bellissimo dio Amore, figlio di Venere, che perde la testa per la mortale Psiche, figlia di un grande re. Per nascondere la propria infatuazione alla madre, gelosa della bellezza della ragazza, Amore decide di unirsi a lei solo di notte, celandole la propria identità. Psiche sa che le è vietato vederlo e lo accetta, fino a quando non sente la necessità di ribellarsi per conoscere finalmente la verità.  


RECENSIONE:

Dopo aver letto per la prima volta questo racconto per intero (in versione rilegata e soprattutto senza il fastidioso onere di doverlo tradurre dal latino) mi sono fermata a domandarmi perché questa favola affascini tanto.
Probabilmente non era nemmeno nell’intenzione di Apuleio renderla così immortale, dal momento che la sua posizione originaria era all’interno de “Le Metamorfosi” (o “L’asino d’oro”) come esempio negativo sul ‘peccato’ di curiosità. E invece è rimasta nei secoli come favola d’amore.
Di certo non mi è possibile recensire questo come un libro qualsiasi, ma l’unico modo è trattarla esattamente per quello che è: una favola.

La fanciulla Psiche, bellissima e ingenua, rappresenta la donna antica per antonomasia: sesso debole, votato all’errore. Cede alla curiosità e al timore, si lascia convincere dalle invidiose sorelle a sbirciare il volto del suo amante ignoto, e per questo lo perde. Da questo punto di apice negativo della storia, però, scaturisce una sorta di percorso di riscatto per Psiche che, prima nella vendetta contro le sorelle poi nelle prove sostenute, dimostra un’evoluzione da sciocca fanciulla a donna. Beh, almeno secondo gli standard antichi, dato che comunque in più di un’occasione dimostra di cadere ancora vittima dei sentimenti commettendo errori e necessitando di aiuto esterno.

Ci sono fior fiore di antologie di letteratura che sottolineano come il fulcro della storia e suo punto più noto sia legato alla curiosità funesta di Psiche, ma per quel che mi riguarda i miei punti preferiti sono altri. Mi piace il lieto fine, mi piace il perdono e il reciproco sentimento di nostalgia e disperazione dei due amanti (leggermente esagerato, come nella migliore tradizione classica), mi piace che inizialmente Psiche si lasci guidare dal piacere dei sensi più che dal buon senso (quando ancora divide l’alcova con uno sconosciuto) e trovo poetico che lo stesso dio Amore sia colpito dal ‘colpo di fulmine’ quando per la prima volta vede Psiche. E poi, un po’ di amarezza nel racconto rende il lieto fine più dolce, no?
In definitiva non so dire esattamente perché questa favola sia così amata; è un insieme di elementi, è il fascino dell’amore eterno che supera ogni prova, è un po’ anche qualcosa di irrazionale e istintivo.

Sono troppo legata a questa storia per poterle dare un giudizio materiale. Direi che meravigliosa è il termine più adatto a descriverla.

Buona lettura!
Serena

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